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Come andrà in Italia ? PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
mercoledì 09 settembre 2009

Chi vuole sapere basta che legga il documento di CONFINDUSTRIA in cui si lascia poco spazio all’immaginazione.

 

La ripresa dell’economia italiana si conferma lenta e lunga e perciò insidiosa. Si profilano anni per recuperare i livelli di produzione toccati nel 2007; in alcuni settori ciò potrebbe non avvenire mai.


L’autunno e l’inverno prossimi saranno decisivi per molte imprese, incluse
alcune tra le più innovative e dinamiche.


I numeri estivi rafforzano l’analisi svolta dal CSC in Scenari economici dello scorso giugno. Il segno positivo si riaffaccia nelle variazioni del PIL già nella seconda metà del 2009. Ma si tratta di incrementi che, per quanto nettamente migliori delle attese anche perché frutto di un mix di fattori non ripetibili (rimbalzo da livelli molto depressi, effetto scorte, massicci sostegni una tantum), non chiudono il vuoto di domanda e lasciano ai massimi storici la capacità inutilizzata, aprendo così una stagione di ristrutturazioni e aggiustamenti profondi nel tessuto industriale.


Le condizioni creditizie potrebbero stringersi ulteriormente proprio quando le imprese, a fronte di una maggiore attività, richiederanno più finanziamento: le banche registreranno con il consueto ritardo (dodici mesi) il peggioramento dei bilanci delle aziende e saranno costrette, per soddisfare i requisiti patrimoniali, a razionare i prestiti.


Il secondo ostacolo è il ridimensionamento del prezzo delle abitazioni. Che si è concluso in USA e Regno Unito, ma che ha ancora molto cammino da percorrere nell’area-euro (con l’importante eccezione della Germania). Il terzo ostacolo è la necessità delle famiglie americane di abbattere il debito e ripristinare un più appropriato tasso di risparmio; per quanto reso più rapido dai tagli di imposte, questo percorso non si è ancora completato e imbriglierà la spesa dei consumatori americani che rappresenta il 29% dei consumi mondiali (prezzi e cambi correnti);

La minaccia maggiore non riguarda però l’immediata dinamica delle economie, ma le loro prospettive di medio-lungo periodo. E’ portata dalla necessità di adeguare il livello della capacità produttiva alla minore domanda, con diminuzione nella crescita potenziale, particolarmente pericolosa per l’Italia dove già era molto bassa

Sono a rischio anche imprese che si stavano trasformando, puntando su qualità, internazionalizzazione, innovazione. Non sarebbe una selezione benefica, che accresce l’efficienza del sistema, ma una distruzione deleteria.


L’aggiustamento sta accelerando la riallocazione delle risorse, anche geografica, con trasferimento nel Sud Est asiatico di quote crescenti della produzione manifatturiera. E’ in atto un cambiamento epocale che oltrepassa i confini delle evoluzioni cicliche. Tra i paesi avanzati saranno penalizzati quelli meno competitivi e più lenti ad adattarsi ai mutamenti.


Nel breve-medio termine l’economia globale non ripeterà l’exploit del 2004-2007, i quattro anni d’oro della crescita globale (4,9% medio annuo, contro il 3,7% registrato dal 1970 in avanti). Il traino dell’export sarà perciò più debole. Diventa ancora più urgente riuscire a riattivare la domanda interna attraverso riforme strutturali che innalzino produttività e dinamismo.


Per chi volesse approfondire il resto del documento http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=document&file=/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/09/scenari-economici-confindustria.pdf?uuid=fd566420-9d1d-11de-8a87-777d1fe84fe8



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