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Il Commercio equo e Solidale PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Web Master   
mercoledì 14 febbraio 2007
 

Molti produttori del Sud del mondo sono costretti a rinunciare a paghe e a condizioni dignitose di lavoro a causa dei vari intermediari che si frappongono tra loro e i mercati acquirenti esercitando delle mediazioni strangolatrici. Il commercio equo e solidale nasce dall'idea di costruire con i i Paesi del Sud del mondo un diverso tipo di rapporto economico, svincolato dai meccanismi imposti dalle grandi multinazionali e del commercio internazionale. Esso infatti propone un modello di economia più rispettoso del lavoro dell'uomo e dell'ambiente perché ha alla sua base un codice etico che ne indirizza le scelte. I punti cardine prevedono che i produttori siano pagati dignitosamente per il lavoro svolto e abbiano migliori condizioni sociali nei luoghi di lavoro, che i prodotti provengano dall'utilizzo di materie prime locali e le tecniche di lavorazione rispettino l'ambiente.

CHE COS'E'

Il commercio equo e solidale propone un modello di economia più rispettoso del lavoro dell'uomo e dell'ambiente perché ha alla base del suo fondamento un codice etico che prevede le seguenti regole: che i produttori siano pagati dignitosamente per il lavoro svolto, e che abbiano migliori condizioni sociali nei luoghi di lavoro; che i prodotti, per essere incanalati in questo circuito di vendita, provengano dall'utilizzo di materie prime e tecniche di lavorazione che rispettino l'ambiente.


Gli Importatori del Commercio Equo e solidale in Italia, ovvero cooperative e consorzi senza scopo di lucro si impegnano a rispettare i seguenti criteri operativi:


Acquisti diretti: Si tratta di un acquisto senza intermediari, soprattutto da piccoli produttori spesso organizzati su base cooperativa. Questo rapporto diretto contrasta la speculazione e garantisce che una quota maggiore del prezzo di vendita vada effettivamente a vantaggio del produttore, anziché dei vari intermediari.


Prezzo equo: Viene corrisposto un prezzo equo che consente ai produttori un tenore di vita dignitoso. Il prezzo equo è, almeno in linea di principio, costante (ovvero non risente delle variazioni in ribasso del mercato); è più elevato del prezzo sul mercato mondiale e varia in funzione delle oscillazioni in aumento di quest'ultimo.


Pagamenti di anticipi: I produttori possono ottenere dagli importatori, parte del pagamento in anticipo ( normalmente nella misura del 50% dell'ordine). Ciò evita che i produttori debbano richiedere prestiti per l'acquisto delle materie prime necessarie alla produzione a banche o privati che, anche quando li accordano, lo fanno a tassi d'interesse così onerosi da assorbire il guadagno del lavoro dei produttori stessi.

Trasparenza nel prezzo: Gli importatori garantiscono al consumatore le ragioni del prezzo praticato; un prezzo equo anche per il consumatore, adeguato alla qualità del prodotto.

Condizioni di produzione: Rispetto dei diritti dei lavoratori in materia di lavoro e pari opportunità, ricorso all'uso equo e sostenibile delle risorse, rispetto dell'ambiente e delle tecniche tradizionali di lavoro.

I prodotti del commercio equo e solidale, una volta arrivati in Italia, vengono distribuiti dagli importatori attraverso le Botteghe del Mondo, associazioni o cooperative senza scopo di lucro che li distribuiscono al pubblico. Oltre che punti di vendita, le botteghe del mondo, sono punti di informazione per chi vuole approfondire la conoscenza non solo del commercio equo e solidale ma anche delle tematiche riguardanti gli squilibri nord- sud del mondo, e dei paesi di provenienza dei prodotti. Nelle botteghe si trovano infatti anche libri da acquistare e una ricca documentazione su questi argomenti.
 
A COSA SERVE

Nei prodotti che vengono dal sud del mondo che si tratti di cacao, caffé o di oggetti artigianali, molto spesso ci sono storie di sfruttamento, che riguardano uomini, donne e ambiente, che hanno lunghe radici nel passato e che si manifestano oggi sotto forma di ricatto economico. Per meglio spiegarsi, molti produttori del sud del mondo sono costretti a rinunciare a paghe e a condizioni di lavoro dignitose a causa dei vari intermediari (sia commercianti locali, che internazionali) che si frappongono tra loro e i mercati acquirenti esercitando delle mediazioni strangolatrici. I meccanismi imposti dall'attuale mercato mondiale non possono che aumentare la forbice tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud del mondo. Da qui nasce l'idea di distribuire in altri circuiti di vendita prodotti comprati direttamente dai contadini e dagli artigiani in modo da far godere a loro tutto il prezzo pagato e di cominciare a costruire con i paesi del sud del mondo un diverso tipo di rapporto economico svincolato dai meccanismi imposti dalle grandi multinazionali.
 
QUANDO E COME NASCE

L'idea del commercio equo e solidale nacque in Olanda circa trent'anni fa, da parte di alcuni organismi che erano già presenti nei paesi del Sud con progetti di sviluppo al servizio dei più poveri. Rendendosi conto di non avere la forza per indurre le multinazionali a comportamenti corretti, pensarono di avviare un'iniziativa commerciale di segno opposto, per dare risposte concrete almeno ad alcuni produttori.

Come primo passo aiutarono gruppi di contadini e di artigiani ad organizzarsi in cooperative capaci di raccogliere i loro prodotti e di avviarli all'esportazione. Contemporaneamente in Olanda fu fondata una cooperativa di importazione (SOS) per far entrare nel loro paese i prodotti del commercio alternativo. Lo scoglio che ancora rimaneva era come far arrivare i prodotti a contatto con i consumatori. L'ideale sarebbe stato di venderli tramite i negozi e i supermercati, ma la macchina distributiva, controllata dai colossi del commercio, non concedeva spazi.

Fu pertanto deciso di aprire in proprio dei punti di vendita che furono battezzati botteghe Terzo Mondo .

Sulla scia di questa esperienza, nacquero in Europa altre organizzazioni che si occupano del commercio equo e solidale: Oxfam in Belgio, Gepe in Germania, Eza in Austria. Tutte queste organizzazioni sono ora riunite in una federazione europea, l'EFTA, che ha un ufficio principale ad Amsterdam.

LA LEGGE IN MATERIA

Ad oggi, non esiste una normativa specifica che identifichi e tuteli la specificità del commercio equo e solidale. In Toscana, comunque, è stata approvata una legge regionale (n.37/2005) che prevede "Disposizioni per il sostegno e la diffusione del Commercio Equo e Solidale in Toscana".

La legge è ad ora in fase di attuazione.
 
CHI SE NE OCCUPA IN ITALIA

In Italia vi sono attualmente Importatori (CTM Altromercato - Commercio Alternativo - Equoland - Libero Mondo - Equomercato - Ram - Ravinala - Roba - AltraQualità) che distribuiscono i prodotti del commercio equo e solidale principalmente attraverso le Botteghe del Mondo (attualmente circa 450 in tutta Italia).

Esistono poi delle organizzazioni di categoria:

AGICES - Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale, che ha l'obiettivo di riunire tutte le realtà del commercio equo e solidale italiane;

AssoBotteghe - Associazione delle Botteghe del Mondo, a cui sono associate le Botteghe.

L'elenco sopracitato non è da ritenersi esaustivo, ma è suscettibile di integrazioni: si ringraziano cittadini ed utenti che vorranno comunicarci ulteriori indirizzi di enti ed associazioni operanti secondo i canoni della sostenibilità nella tematica in questione.
 
CHE FARE

- Acquistare i prodotti con senso critico, non solo in base al prezzo e alla qualità ma anche in base alla storia dei prodotti stessi e al comportamento delle imprese che ce li offrono. I comportamenti più importanti da indagare delle aziende dalle quali i prodotti arrivano sono: le relazioni di lavoro, il modo di condurre gli affari nel Sud del mondo, l'atteggiamento rispetto all'ambiente. Alle volte un singolo prodotto può risultare perfetto da tutti i punti di vista, ma che dire se è stato fabbricato da una multinazionale che possiede tante altre attività inquinanti, che esporta rifiuti pericolosi nel Sud del mondo, che è compromessa col militare?

- Aderire alle forme di boicottaggio significa interrompere in modo organizzato e temporaneo l'acquisto di uno o più prodotti per forzare le società produttrici ad abbandonare certi comportamenti. Un esempio è quello della Nestlè. Questa multinazionale è ormai da anni boicottata perché promuove l'utilizzo di latte in polvere, benché sia noto che in quei paesi l'allattamento artificiale uccide, tutti gli anni un milione e mezzo di bambini. Bisogna ricordare che tramite le nostre scelte d'acquisto possiamo decretare la prosperità o la morte delle imprese: il nostro potere d'acquisto se preso singolarmente è certamente piccolo, ma se viene moltiplicato per milioni di persone può condizionare le più grosse multinazionali.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Lettera ad un consumatore del nord a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, E.M.I, 1993

Come muore l'altra metà del mondo . Susan Gorge,1997

Sulla pelle dei bambini a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, E.M.I, 1996

Geografia del nuovo supermercato mondiale a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, E.M.I.,1996

Sud-Nord. Nuove alleanze per la dignità del lavoro a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, E.M.I,1996

Guida al consumo critico a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, E.M.I,1998

Ai figli del pianeta a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, E.M.I

Nord/Sud. Predatori, predati e opportunisti, a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo,E.M.I,1998.

LINK UTILI

IFAT - International Fair Trade Organization
link: http://www.ifat.org/

NEWS! - Network of European Worldshops
link: http://www.worldshops.org/

AGICES - Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
link: http://www.agices.org/

AssoBotteghe - Associazione Italiana delle Botteghe del Mondo
link: http://www.assobdm.it/modules/news/

EFTA - European Fair Trade Association
link: http://www.eftafairtrade.org/

EQUONOMIA
http://www.equonomia.it

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