| Strategia "Rifiuti Zero" |
| Pubblicato da Administrator | ||||
| giovedì 10 gennaio 2008 | ||||
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Una discarica, un inceneritore ? Non sono forse sistemi di massimo impatto ambientale e minima resa energetica?
Rifiuti Zero, non è un'utopia ambientalista, è parte integrante della nuova rivoluzione industriale avviata dai paesi più avanzati, in particolare Giappone e Stati Uniti, negli anni '80. La parola d'ordine di questa rivoluzione è "Qualità Totale", in una visione "olistica" del sistema produttivo e "Rifiuti Zero" è parte di questo progetto. In base a questi nuovi valori guida, ogni tonnellata di rifiuti messi in discarica o inceneriti è la misura del fallimento e della inefficienza del sistema produttivo, equiparabile alla presenza di un difetto in un prodotto immesso nel mercato. E che "Rifiuti Zero" sia la nuova frontiera dei paesi industrializzati sta nei fatti. A riguardo, significativo è quanto avvenuto nel New Jersey tra gli anni '80 e '90, durante i quali, nonostante l'opposizione di numerosi comitati di cittadini, lo Stato Federale promuoveva la costruzione di diversi inceneritori. Questa scelta si dimostrò presto un disastro economico per il concomitante successo del riciclo e del compostaggio che sottraeva materiale da bruciare e per l'apertura di nuove discariche "low cost" negli Stati vicini che rendevano più economico esportare i rifiuti; ma il colpo di grazia venne dalla Corte Suprema quando questa aboliva le sovvenzioni statali agli inceneritori che, a questo punto, furono costretti a chiudere, ma prima chiesero, ed ottennero, il pagamento dei danni, per inadempimento degli accordi contrattuali: due miliardi di dollari, pagati dai contribuenti! A questo punto la risposta al problema rifiuti negli USA prendeva due strade, per diversi anni divergente: la California, con S. Francisco in testa, seguita da Los Angeles e San Diego, con la risoluzione del 13 novembre 2001, adottava l'obiettivo "Rifiuti Zero", preceduta, tre anni prima dalle città di Seattle e Portland. Attualmente negli USA il riciclo e il compostaggio è il destino finale del 36% dei MPC e solo il 16 % è incenerito. La città di New York, con otto milioni di abitanti, che arrivano a 12 milioni nelle giornate lavorative con i pendolari che lavorano in città, produce enormi quantità di rifiuti:13.000 tonnellate di rifiuti al giorno dai settori residenziali ed istituzionali e 9.900 tonnellate di scarti putrescibili, carta e imballaggi riciclabili dal settore commerciale. A questi rifiuti si aggiungono quantità ancora maggiori di macerie e scarti di lavori di demolizione prodotti dall'attività edile. La forte e qualificata resistenza dei comitati di cittadini che ha messo in difficoltà esperti profumatamente pagati, ha affossato questa ipotesi e oggi New York non ha più nessun inceneritore e non ha nessuna intenzione di realizzarne di nuovi. Sin dal 1997, quando fu annunciato che la discarica sull'isola di Staten era prossima alla chiusura, New York ha affrontato il problema esportando i suoi rifiuti a discariche ed inceneritori al di fuori dello stato, semplicemente perchè allora questo era il metodo più conveniente. Anche il suo successore Bloomberg per un pò ha pensato che la discarica Se questo poteva essere vero durante il governo Giuliani, anche negli USA i costi di trasporto e smaltimento a discarica sono aumentati (del 91% a partire dal 2000) ed attualmente ammontano a 100 $ alla tonnellata. Le associazioni dei cittadini di N.Y. tornarono alla carica con nuovi conti, forti anche dell'appoggio di diverse aziende di riciclo che proprio a New York avevano avviato fiorenti attività, quali la VISY, che a Staten Island ha realizzato una cartiera da 125.000 tonnellate/anno che tratta carta da macero al 100%, la Hi-Rise Recycling Company che realizza caditoie condominiali per la raccolta differenziata, la City Green Company che raccoglie e composta gli scarti umidi prodotti da hotel e ristoranti, la Great Harbor Design Center che ha realizzato a Broklyn un impianto che produce materiali da costruzione utilizzando vetro e cemento riciclato. Come spesso è già successo, fin dal piano Marshall nell'immediato dopo guerra, sono riciclati nei paesi del terzo mondo. Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 2369
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 gennaio 2008 ) | ||||